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Finalmente i Delirememami
Giovedí 13 Dicembre 2012, 14:45

Un concerto per lanciare il nuovo disco. Intervista alla band pisana Pisa -

Sabato 15 dicembre al Bordeline il Release Party dei Delirememami, l'uscita ufficiale del primo disco del gruppo pisano.

Se fosse per me racconta la storia di questo gruppo che si è formato nel 2004 unendo personalità con esperienze personali e musicali molto diverse, e che è riuscito a creare uno stile particolare fondendo una musica trascinante e testi graffianti.

L'intervista di Michela Tognetti ai Delirememami

Siete un gruppo numeroso, con personalità molto diverse e esperienze diverse. Cosa vi unisce davvero, oltre la musica naturalmente?
Il messaggio che vogliamo mandare, il fatto concettuale. E una progettualità comune, valori e sensibilità verso certe problematiche, che anche se provenienti da ambiti diversi, ci porta a confluire in un unico percorso.

Nella presentazione parlate di "un biglietto di sola andata per la fine del mondo.." cosa c’è oltre?
Tutto quello che non va ora e che in futuro ci auguriamo sarà migliore. Questo è un momento di transizione, il cambiamento globale dovrà avvenire. Non è la fine assoluta ma l’inizio di un modo di vivere più consapevole, positivo e rispettoso verso il mondo che ci circonda

Questo è il primo lavoro del gruppo dopo 4 promo. È stata una necessità?
Il disco, indipendentemente dall’attività live, è un lavoro che rimane per sempre. È giusto arrivare a questo risultato, soprattutto per i Delirememami che esistono dal 2004. Una sorta di testimonianza. I pezzi inseriti nel cd sono stati scelti tra tutti quelli che cantiamo, da “Quel che posso” del 2004 fino a “Volando con le sule” del 2011, tra tutta la nostra produzione quelli che riteniamo più adatti ad essere registrati. Il titolo “Se fosse per me” è una frase da un pezzo di “Volando con le sule”

Nel vostro animo c’è più folk o rock?
Ne rock ne folk. Tutto nasce dall’espressione interna, popolare, che ci porta ad esprimere ciò che vogliamo dire nel modo che c'è più congeniale. Musicalmente parlando abbiamo una sezione ritmica che, per la musica che abbiamo ascoltato e le esperienze personali, tendenzialmente propende per il rock, ma le strutture dei pezzi tendono anche ad avere riferimenti folk, con l’uso del flauto, della chitarra acustica e la voce femminile che richiama molto i canti popolari. Siamo rock se la consideriamo come il racconto della rabbia e del disagio interiore, ma la esprimiamo facendo ballare e cercando di comunicare un’apertura verso un cambiamento positivo.

Dal vivo fate una cover di Rino Gaetano. Perché questa scelta?
La scelta di “Spendi spandi effendi” è basata sul testo, oltre al fatto che è un grande. Chiunque voglia raccontare una storia dovrebbe leggere prima i testi di Rino.

I testi sono molto articolati. Una scelta per raccontare storie complicate?
Per esprimere un concetto che sia profondo, a volte basta una riga, a volte non basta un libro intero. Quello che scrivo forse è anche troppo “ridotto” per comunicare quello che ho dentro. Forse non ho il dono della sintesi..

Da un verso del brano Motoribelle: “..Vivo trovando musica per imparare a vivere…/ cerco verità da raccontare, da accendere / Suono il dare un senso all’esigenza di credere, / sulla libertà da conquistare, da espandere.” La musica come sola arma di cambiamento?
Tutto parte dall’esigenza di dover esprimere il nostro dissenso. E lo esprimiamo nei testi. La musica è il mezzo per farlo arrivare a quante più persone possibili.

Perché una canzone in spagnolo?
(Marco Memme) Tutto è successo durante un viaggio a Amburgo dopo una delusione d’amore. La bozza è stata raccontata di getto a un’amica che l’ha scritta direttamente in spagnolo. Il testo poi ha avuto una successiva evoluzione, rimanendo comunque nella lingua originale. C’era il bisogno di scriverla, ma non avrei avuto il coraggio di cantarla in italiano, mi sarei sentito “scoperto”.

Nel brano "Sto semplice" parlate di punti "importanti": il vostro punto di svolta, il punto di non ritorno e il punto di speranza..
Il punto di svolta: una maggior sensibilizzazione e curiosità verso tutto ciò che ci circonda, come antidoto all’indifferenza. Il punto di non ritorno: rimanere immobili in questo “stallo culturale”, dove la cultura c’è ma non ha mezzi e spazi per esprimersi, elemosinando la possibilità di esistere. Il punto di speranza: che ci siano più opportunità per tutti e che gli artisti, qualsiasi sia la loro forma di espressione, siano più rispettati. Alla base della sviluppo dell’umanità c’è sempre stata la creatività, e il “creare” ci ha portato fino ad oggi.

Vi riconoscete con altri gruppi? Parlo di Pisa ma anche del resto..
Può darsi, ma noi non lo sappiamo, quando andiamo in sala “assembliamo” la musica e lo stile di 6 persone: quello che viene fuori è assolutamente originale. Ci riconosciamo però in tutti quei gruppi che cercano di esprimere quelli che sono anche i nostri valori

Il video è molto bello.. dove e con chi l’avete girato?
È stato girato nelle campagne cascinesi, vicino alle sponde dell’Arno, in una bella giornata di sole. La regista è Ambra Lunardi, per la Atproduction, coadiuvata da Guglielmo Favilla. Ambra è una giovane artista livornese che sta lavorando molto con gruppi locali e non, nella realizzazione di video clip. “Tra chi Beve” è stato realizzato con solo 3 ore di riprese, assolutamente spontanee, e la semplicità è data dalla post-produzione, eseguita sempre da Ambra, che ha esaltato il ritmo del pezzo.

Quello che avete realizzato vi ha fatto venire voglia di pensare al prossimo disco?
Pezzi nuovi ce ne sono e ce ne saranno, sono rimaste fuori tantissime canzoni. Quindi si.

Michela Tognetti
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